"L'ignoto era come acqua senza nome che non sognava la sorgente e non seguiva il proprio fluire, ma custodiva il mutevole istante di se stessa" "Dell'insondabile magia dell'ignoto scelgo la quiete, che infonde forza all'abbandono, che sa cullare le visioni, che accompagna la consapevolezza, che avvolge l'incanto, che apre la bellezza."(Haria)

 

 

 

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venerdì, 14 novembre 2008


inaugurazione passeggiata voltri 015

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il vostro campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
Ed è la vostra mensa e il vostro focolare.
Perché andate da lui con la vostra fame, e da lui rivolgete il vostro bisogno di pace.
Quando il vostro amico si confida con voi, non abbiate timore a dirgli "no", e non esitate a dirgli "si".
E quando è silenzioso il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo;
perché, senza bisogno di parole, nell'amicizia tutti i pensieri, tutti i desideri, tutte le speranze
nascono e sono condivise, con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dal vostro amico, non rattristatevi;
perché ciò che più amate in lui può diventare più chiaro in sua assenza,
come per lo scalatore la montagna è più nitida se vista dalla pianura.
E non ci sia altro scopo nell'amicizia se non l'approfondimento dello spirito.
Perché l'amore che cerca altro dallo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti che cattura solo ciò che è vano.
E date il meglio di voi stessi per l'amico.
Se deve conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Poiché che amico è il vostro, per cercarlo solo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Perché lui può colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E che nella dolcezza dell'amicizia ci siano sempre risate,
e piaceri condivisi.
Perché nella rugiada delle piccole cose il cuore trova il suo mattino,
e si ristora.

Gibran

 


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mercoledì, 11 giugno 2008


la-vita-semplice

Qui Disco Volante. Non temeteci.

 Sul Pianeta Terra cerchiamo un cuore.

Per i nostri sogni. Per sfidare Dio.

Guardi, Capitano. Sui monitor: segnali di Laura dovunque.

 Macchie di luna e di thè.

 Gioia che afferri improvvisa in un giorno qualunque.

 Grazia che è estranea agli umani.

Alle Fughe di Bach. Alla chimica. terra luna

Qui Pianeta Terra: ci sentite, voi?

Guardi, Capitano: che stelle in cielo. Tracce di Laura dovunque.

Le droghe non servono.

Atomi di tenerezza dei giorni qualunque.

Anima estranea agli umani. Ai colori dei quark.

Alla musica. Tracce di Laura dovunque.

interscambioPace che torna in Iraq.

Gioia che afferri improvvisa su un piccolo seno.

Bambola di Modigliani. Un film di Rohmer con Anouk Aimée.

 Luce senza fine.    (Baustelle - L - )Diapositiva3


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lunedì, 12 maggio 2008


“SE CI FOSSE LUCE”

SE ci fosse luce..
se ci fosse pace..
Su questa terra come è nei tuoi cieli lontani alti sopra noi
Caro nonno ora tu siedi in un luogo
dove non possono più farti alcun male
dove la cattiveria, la violenza, l’odio di chi
ha tracciato il disegno del nostro orribile destino di sangue e disperazione
non ti feriscono più
non ti feriscono più
E per quanto possano cercare di cancellare, il ricordo e di mistificare
di non avere neanche il minimo rispetto del tuo animo nobile e della tua immensa bontà
o ricordarti soltanto come un corpo senza vita, una carica istituzionale
sepolta nel freddo bagagliaio di una maledetta macchina
I loro colpi non ti toccano più
non ti feriscono più
e lascio a te, nonno, l’ ultima parola
in questa mia specie di canzone,
perchè vorrei che tu fossi ricordato vivo
perchè la forza del tuo pensiero
a distanza di trenta lunghissimi anni
possa suonare in questo blues e cadere come una lama
sulla coscienza di chi
ancora cerca di ucciderti
“Noi non vogliamo essere gli uomini del passato,
ma quelli dell’avvenire.
Il domani non appartiene ai conservatori
ed ai tiranni,
è degli innovatori attenti, seri
e senza retorica…
Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi
dagli stanchi e rari sostenitori
di un mondo ormai superato…
Solo la serena coscienza di una verità e di una gioia che accompagnano immancabilmente la vita, che da significato e valore ad ogni vicenda umana
e, inserendo appunto ogni esperienza nell’assoluto e nell’eterno, in cui essa
è per essere nella verità, toglie l’inganno del tempo che travolge ogni cosa,
quello che è stato nella verità, è!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!”

 

Luca Moro


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domenica, 04 maggio 2008


San

San Galgano

 


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mercoledì, 09 aprile 2008


In ogni cosa ho voglia di arrivare

sino alla sostanza.

Nel lavoro, cercando la mia strada,

nel tumulto del cuore.

Sino all'essenza dei giorni passati,

sino alla loro ragione, sino ai motivi, sino alle radici,      

sino al midollo.

Eternamente aggrappandomi al filo

dei destini, degli avvenimenti,

sentire, amare, vivere, pensare

effettuare scoperte.

Boris Pasternak


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giovedì, 27 marzo 2008


Accadono cose nella vita che sono come domande.
Passano minuti o anni e poi la vita risponde.


(Alessandro Baricco)


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venerdì, 21 marzo 2008


 C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo.

<<Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra>>. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. (…)

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.

Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Dopo tre ore ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. (…)

Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. (…) Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo d donna che ti avvolge con tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che (…) sembra un assurdo”.

 

 

COMPAGNI DI VOLO
Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita; ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo. Insegnami, allora, a librarmi con Te. Perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia Di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con Te, Signore. Tu mi hai dato il compito Di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala ,l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te; soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva. (Don Tonino Bello)

Perché la sofferenza? Incredibile ma vero: per scoprire le forze che Dio stesso ci ha dato. Essa invero è strumento tramite cui conoscere se stessi, prendere soprattutto coscienza dei propri limiti, in modo da imparare a confidare in Colui che solo può intervenire in nostro aiuto. Gesù per primo "pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì"(Eb.5,8).
D'altronde, un padre che vuole insegnare al figlio a camminare, prima o poi, dovrà lasciargli le manine, per fargli sperimentare l'equilibrio. Questo non significa che lo abbandoni: quello stesso padre non starà lì, proprio dietro il figlioletto, con le braccia aperte, pronto a prevenire le cadute, o, se del caso, a rialzarlo? Dal dolore di quelle prime cadute il figlio potrà, in compenso, apprendere l'arte del camminare, indispensabile per affrontare la vita.
Allo stesso modo, Dio, nostro Padre, ci lascia pian piano le mani, perché, anche provando a volte dolore, possiamo prender coscienza della natura divina che è in noi. Dunque, la prova, la sofferenza, che poi, almeno per quel che mi riguarda, si traduce spesso in un senso di abbandono, non è che quel lasciarci le mani, da parte di Dio, che ci porta ad imparare a camminare verso la Vita Vera in un fiducioso abbandono.
Passare per lo stretto buco del bozzolo è lo sforzo necessario affinché la farfalla possa trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che possa volare.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra vita senza mai incontrare ostacoli, saremmo limitati. Non potremmo essere forti come siamo. Non potremmo mai volare!


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Dormivo e sognavo che la vita era gioia.

Mi risvegliai e vidi che la vita era servizio.

Volli servire e vidi che servire era gioia.

(Tagore)

 

SIGNORE NON SONO CAPACE...

Credo, Signore, che sarei capace di compiere una volta,
qualche atto straordinario. Un'azione che impegnerebbe tutto me stesso,
se fossi sconvolto da una sventura, colpito da un'ingiustizia,
se uno dei mie cari fosse in pericolo...
Ma ciò che mi umilia e spesso mi scoraggia,
è che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo,
giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto,
donare, sempre donare... e darmi!

Questo non posso farlo e tuttavia
è certamente ciò che tu mi chiedi...
Ogni giorno mille frammenti di vita da donare,
in mille possibili gesti d'amore,
che più non si vedono tanto sono abituali,
e più non si notano tanto sono banali,
ma di cui tu mi dici di aver bisogno per mettere insieme un'offerta
e perché un giorno io possa dire in verità:
Ai miei fratelli io ho donato tutta la mia vita.

E ciò che desideri, Signore, ma non ne sono non posso farlo, lo so, ed ho paura.

Figliolo, io non ti chiedo di riuscire sempre, ma di provarci sempre.
E soprattutto ascoltami, ti chiedo di accettare i tuoi limiti,
di riconoscere la tua povertà e di farmene dono,
perché donare la propria vita non vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze,
ma anche la propria povertà, i propri peccati.

Fa' questo, figliolo, e con i pezzi di vita sciupata,
da te sottratti a tutti coloro che aspettano,
colmerò i vuoti, dandoti in cambio la durata,
perché nelle mie mani la tua povertà offerta,
diventerà ricchezza per l'eternità.

 di Michel Quoist


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venerdì, 07 marzo 2008


Nut_1La magia delle donne

"La Magia delle donne è l'amore di Madre Natura. L'amore per il cielo, per il sole, per i boschi, per gli animali, per il vento, per la neve, per il mare e per tutte le manifestazioni naturali. Identificarsi completamente in questo amore voleva dire rendersi simili e forse identificarsi con Lei, con la Grande Madre fatta di gioia, di liberta', di fascino, di sensualita' e di bellezza... In fondo siamo tutte figlie della stessa Madre e la nostra anima luminosa è composta della stessa sostanza ovvero di amore, di gioia, di armonia, di bellezza. Quanto piu' ci si avvicina all'essenza della Grande Madre, dalla quale hanno origine tutte le manifestazioni di vita di questo mondo, quanto piu' l'individualita' del singolo perde importanza... la differenza tra te e chi segue la tua stessa via non è poi così assoluta."

"Tale tradizione avrebbe avuto il senso di permettere a quelle poche e fortunate donne, che ne fossero state degne, di raggiungere la Luna, ovvero l'archetipo femminile della Grande Dea, che è la madre amorosa ed eterna da cui tutto il cosmo è generato. E proprio a questa Dea si dovrebbe riferire l'espressione della vera femminilita', libera da condizionamenti, da vincoli, da sensi di colpa e da moralismi, quale forse fu la femminilita' delle donne di tempi talmente antichi che oggi se ne è perduto persino il ricordo. Una femminilita' il cui raggiungimento potrebbe significare l'aver ritrovato
in modo stabile il contatto con la parte piu' profonda di se stesse... una femminilita' arcaica, pura, amorosa e gioiosa, che forse si potrebbe ritrovare intendendo il messaggio di amore e liberta' che la natura incontaminata potrebbe ancora dare a chi ha sufficiente sensibilita' per intenderlo..." .


Ada d'Aries Tratto da: La voce dell'antica Madre - Ada d'Aries, Ed. della Terra di Mezzo


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giovedì, 06 marzo 2008


Noumeno amoroso

 

 

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio, 3

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. 6

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore. 9

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace. 12

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz' ali. 15

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre. 18 

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate. 21

Or questi, che da l'infima lacuna
de l'universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una, 24                                                                                                                   

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l'ultima salute. 27

E io, che mai per mio veder non arsi
più ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi, 30

perché tu ogne nube li disleghi
di sua mortalità co' prieghi tuoi,
sì che 'l sommo piacer li si dispieghi. 33

Ancor ti priego, regina, che puoi
ciò che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi. 36

Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei prieghi ti chiudon le mani!». 39

Li occhi da Dio diletti e venerati,
fissi ne l'orator, ne dimostraro
quanto i devoti prieghi le son grati; 42

indi a l'etterno lume s'addrizzaro,
nel qual non si dee creder che s'invii
per creatura l'occhio tanto chiaro. 45

E io ch'al fine di tutt' i disii
appropinquava, sì com' io dovea,
l'ardor del desiderio in me finii. 48

Bernardo m'accennava, e sorridea,
perch' io guardassi suso; ma io era
già per me stesso tal qual ei volea: 51

ché la mia vista, venendo sincera,
e più e più intrava per lo raggio
de l'alta luce che da sé è vera. 54

Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
che 'l parlar mostra, ch'a tal vista cede,
e cede la memoria a tanto oltraggio. 57

Qual è colüi che sognando vede,
che dopo 'l sogno la passione impressa
rimane, e l'altro a la mente non riede, 60

cotal son io, ché quasi tutta cessa
mia visïone, e ancor mi distilla
nel core il dolce che nacque da essa. 63

Così la neve al sol si disigilla;
così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla. 66

O somma luce che tanto ti levi
da' concetti mortali, a la mia mente
ripresta un poco di quel che parevi, 69

e fa la lingua mia tanto possente,
ch'una favilla sol de la tua gloria
possa lasciare a la futura gente; 72

ché, per tornare alquanto a mia memoria
e per sonare un poco in questi versi,
più si conceperà di tua vittoria. 75

Io credo, per l'acume ch'io soffersi
del vivo raggio, ch'i' sarei smarrito,
se li occhi miei da lui fossero aversi. 78

E' mi ricorda ch'io fui più ardito
per questo a sostener, tanto ch'i' giunsi
l'aspetto mio col valore infinito. 81

Oh abbondante grazia ond' io presunsi
ficcar lo viso per la luce etterna,
tanto che la veduta vi consunsi! 84

Nel suo profondo vidi che s'interna,
legato con amore in un volume,
ciò che per l'universo si squaderna: 87

sustanze e accidenti e lor costume
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciò ch'i' dico è un semplice lume. 90

La forma universal di questo nodo
credo ch'i' vidi, perché più di largo,
dicendo questo, mi sento ch'i' godo. 93

Un punto solo m'è maggior letargo
che venticinque secoli a la 'mpresa
che fé Nettuno ammirar l'ombra d'Argo. 96

Così la mente mia, tutta sospesa,
mirava fissa, immobile e attenta,
e sempre di mirar faceasi accesa. 99

A quella luce cotal si diventa,
che volgersi da lei per altro aspetto
è impossibil che mai si consenta; 102

però che 'l ben, ch'è del volere obietto,
tutto s'accoglie in lei, e fuor di quella
è defettivo ciò ch'è lì perfetto. 105

Omai sarà più corta mia favella,
pur a quel ch'io ricordo, che d'un fante
che bagni ancor la lingua a la mammella. 108

Non perché più ch'un semplice sembiante
fosse nel vivo lume ch'io mirava,
che tal è sempre qual s'era davante; 111

ma per la vista che s'avvalorava
in me guardando, una sola parvenza,
mutandom' io, a me si travagliava. 114

Ne la profonda e chiara sussistenza
de l'alto lume parvermi tre giri
di tre colori e d'una contenenza; 117

e l'un da l'altro come iri da iri
parea reflesso, e 'l terzo parea foco
che quinci e quindi igualmente si spiri. 120

Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
è tanto, che non basta a dicer 'poco'. 123

O luce etterna che sola in te sidi,
sola t'intendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi! 126

Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta, 129

dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che 'l mio viso in lei tutto era messo. 132

Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond' elli indige, 135

tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio e come vi s'indova; 138

ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne. 141

A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa, 144

l'amor che move il sole e l'altre stelle.

 

 

 

 

 

 

 


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venerdì, 11 gennaio 2008


monet11


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monet11


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domenica, 05 novembre 2006


 E' come se vedessi ciò in cui da qualche tempo avverto la forza e il nutrimento, il passaggio dalla forza dello sguardo a quella di un abbraccio

La Libertà di Regalare Abbbracci

Dopo il magnifico video girato a Sidney che sta facendo il giro della rete
eccone uno altrettanto bello girato a Milano con un magnifico sottofondo musicale 
di Renato Zero
.
....e quelli girati in tante altre città nel mondo....molto contagiosi!

www.stazioneceleste.it/freehugs/index.htm

Assolutamente da non perdere e da mettere in pratica 
Un grande abbraccio!

Da Riccardo(www.biodanzando.it)

e un abbraccio da me...


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mercoledì, 25 ottobre 2006


La magia di un cerchio

(chiedo a tutti chiedendo a me stessa)

Hai mai pensato cosa passa quando parli, quando respiri, quando urli, quando piangi, quando imponi, quando chiedi, quando aspetti, quando pretendi, quando abbracci,

quando.............

sei!

Quando sono...

Quando sono?

Nel cerchio,

fisico o immaginario (se il fisico non è possibile),

passa il tuo Centro

senza maschere

se in quel cerchio Sei

Se in quel cerchio ti metti in gioco per quel che Sei

Risposte a domande

forse non arrivano,

ma le hai fatte.

Quando  arrivano,

 arrivano da altri Sei  (o sè)

testa, mente e viscere, pancia, istinto

trovano un unico e solo vero  canale

il cuore

riconosciuto da ognuno, da tutti,

da uomini di diverse provenienze e origini

non solo etniche,

di pensiero,

di vissuti,

di ideali,

di fedi,

di fantasie,

di esperienze.

Io voglio credeci,

ho necessità di crederci.

Basta

 domandarmi perchè non accade automaticamente,

Basta

domandarmi perchè pur così semplice non è

sempre,

automatico,

praticabile,

se il respiro è ciò che accomuna tutti,

perchè ce ne dimentichiamo? 

Nel respiro

 è la vita.

Nel cerchio

la forma attraverso cui la vita passa.

Come più semplice tutto questo se immaginato in un contesto fatto di cuori bimbi....

E noi adulti,

in nome di questo essere grandi, adulti,

quanto cuore mettiamo?

Quando?

Quanto

 riusciamo a respirare e a "passare"

nel nostro respiro, nel nostro sguardo.

 Ansie, problemi, bellezze, soluzioni.

Quando e come

riusciamo a far passare attraverso il nostro cuore

  ciò che la vita si diverte a chiederci? 


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domenica, 15 ottobre 2006


Farneticazioni

 

ore 12,00

Come far passare che si può vivere senza pesantezza anche là dove le condizioni autorizzerebbero a farlo...

Come riuscire a far diventare proprio un modus vivendi lieve, allegro, armonioso, fluido anche là dove non sembra esserci nulla che sostenga questo modo...

Come può cambiare lo sguardo verso la vita chi continua a indossare occhiali spessi e appannati...

Come è a volte pesante vivere con lo stesso obiettivo ma seguendo strade diverse, assumendo atteggiamenti diversi, in forte opposizione tra loro...

Quando mi scontro con chi privilegia il dovere, la sopportazione del dolore, del disagio in nome di...di che? di chi?...e non riesco ad alleviarla...

Quando in nome di quello stesso "che" o "chi" so che si può stare meglio,so che si può "sopportare" meglio, so che si può serenamente e assurdamente anche sorridere di fronte alla tristezza...

Quando di fronte a orecchie sorde, a muri alzati batti la testa e a farti male sei solo tu...

"Quando" e "come" tutto questo accade,

a volte ti arrendi, 

stai in un respiro più faticoso, 

pensi e scrivi queste cose solo per te, nell'amarezza di non essere stata in grado di far vedere all'altro la belleza di avere altre possibilità  di vita, altre modalità per star meglio,

cerchi con calma, con rabbia cosa ancora non hai provato a fare a dire;

oppure ti siedi e provi a stare con tutto questo dentro, a respirarlo, a godere del sole

 

sperando che tutto il sole che è entrato nella tua pelle possa bastare per continuare ad essere ciò che sei, una continua pulsazione tra il centro di me , il rispetto di me, e l'apertura , il rispetto per l'altro e la sua essenza, così com'è.


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se camminare è faticoso, se volare è arduo, possiamo sempre danzare...con l'anima


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"Se c'è qualcosa nell'aria se c'è qualcosa nel vento se c'è qualcosa negli alberi o nei cespugli che poteva essere rivelata e una volta è stata udita per caso dagli animali, fà in modo che questa Sacra Conoscenza ci sia restituita di nuovo." Atharvaveda

 

 

 

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