"L'ignoto era come acqua senza nome che non sognava la sorgente e non seguiva il proprio fluire, ma custodiva il mutevole istante di se stessa"
"Dell'insondabile magia dell'ignoto scelgo la quiete, che infonde forza all'abbandono, che sa cullare le visioni, che accompagna la consapevolezza, che avvolge l'incanto, che apre la bellezza."(Haria)
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Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il vostro campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
Ed è la vostra mensa e il vostro focolare.
Perché andate da lui con la vostra fame, e da lui rivolgete il vostro bisogno di pace.
Quando il vostro amico si confida con voi, non abbiate timore a dirgli "no", e non esitate a dirgli "si".
E quando è silenzioso il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo;
perché, senza bisogno di parole, nell'amicizia tutti i pensieri, tutti i desideri, tutte le speranze
nascono e sono condivise, con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dal vostro amico, non rattristatevi;
perché ciò che più amate in lui può diventare più chiaro in sua assenza,
come per lo scalatore la montagna è più nitida se vista dalla pianura.
E non ci sia altro scopo nell'amicizia se non l'approfondimento dello spirito.
Perché l'amore che cerca altro dallo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti che cattura solo ciò che è vano.
E date il meglio di voi stessi per l'amico.
Se deve conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Poiché che amico è il vostro, per cercarlo solo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Perché lui può colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E che nella dolcezza dell'amicizia ci siano sempre risate,
e piaceri condivisi.
Perché nella rugiada delle piccole cose il cuore trova il suo mattino,
e si ristora.
SE ci fosse luce..
se ci fosse pace..
Su questa terra come è nei tuoi cieli lontani alti sopra noi
Caro nonno ora tu siedi in un luogo
dove non possono più farti alcun male
dove la cattiveria, la violenza, l’odio di chi
ha tracciato il disegno del nostro orribile destino di sangue e disperazione
non ti feriscono più
non ti feriscono più
E per quanto possano cercare di cancellare, il ricordo e di mistificare
di non avere neanche il minimo rispetto del tuo animo nobile e della tua immensa bontà
o ricordarti soltanto come un corpo senza vita, una carica istituzionale
sepolta nel freddo bagagliaio di una maledetta macchina
I loro colpi non ti toccano più
non ti feriscono più
e lascio a te, nonno, l’ ultima parola
in questa mia specie di canzone,
perchè vorrei che tu fossi ricordato vivo
perchè la forza del tuo pensiero
a distanza di trenta lunghissimi anni
possa suonare in questo blues e cadere come una lama
sulla coscienza di chi
ancora cerca di ucciderti
“Noi non vogliamo essere gli uomini del passato,
ma quelli dell’avvenire.
Il domani non appartiene ai conservatori
ed ai tiranni,
è degli innovatori attenti, seri
e senza retorica…
Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi
dagli stanchi e rari sostenitori
di un mondo ormai superato…
Solo la serena coscienza di una verità e di una gioia che accompagnano immancabilmente la vita, che da significato e valore ad ogni vicenda umana
e, inserendo appunto ogni esperienza nell’assoluto e nell’eterno, in cui essa
è per essere nella verità, toglie l’inganno del tempo che travolge ogni cosa,
quello che è stato nella verità, è!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!”
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo.
<<Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra>>. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. (…)
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Dopo tre ore ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. (…)
Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. (…) Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo d donna che ti avvolge con tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che (…) sembra un assurdo”.
COMPAGNI DI VOLO
Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita; ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo. Insegnami, allora, a librarmi con Te. Perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia Di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con Te, Signore. Tu mi hai dato il compito Di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala ,l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te; soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva. (Don Tonino Bello)
Perché la sofferenza? Incredibile ma vero: per scoprire le forze che Dio stesso ci ha dato. Essa invero è strumento tramite cui conoscere se stessi, prendere soprattutto coscienza dei propri limiti, in modo da imparare a confidare in Colui che solo può intervenire in nostro aiuto. Gesù per primo "pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì"(Eb.5,8).
D'altronde, un padre che vuole insegnare al figlio a camminare, prima o poi, dovrà lasciargli le manine, per fargli sperimentare l'equilibrio. Questo non significa che lo abbandoni: quello stesso padre non starà lì, proprio dietro il figlioletto, con le braccia aperte, pronto a prevenire le cadute, o, se del caso, a rialzarlo? Dal dolore di quelle prime cadute il figlio potrà, in compenso, apprendere l'arte del camminare, indispensabile per affrontare la vita.
Allo stesso modo, Dio, nostro Padre, ci lascia pian piano le mani, perché, anche provando a volte dolore, possiamo prender coscienza della natura divina che è in noi. Dunque, la prova, la sofferenza, che poi, almeno per quel che mi riguarda, si traduce spesso in un senso di abbandono, non è che quel lasciarci le mani, da parte di Dio, che ci porta ad imparare a camminare verso la Vita Vera in un fiducioso abbandono.
Passare per lo stretto buco del bozzolo è lo sforzo necessario affinché la farfalla possa trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che possa volare.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra vita senza mai incontrare ostacoli, saremmo limitati. Non potremmo essere forti come siamo. Non potremmo mai volare!
Credo, Signore, che sarei capace di compiere una volta,
qualche atto straordinario. Un'azione che impegnerebbe tutto me stesso,
se fossi sconvolto da una sventura, colpito da un'ingiustizia,
se uno dei mie cari fosse in pericolo...
Ma ciò che mi umilia e spesso mi scoraggia,
è che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo,
giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto,
donare, sempre donare... e darmi!
Questo non posso farlo e tuttavia
è certamente ciò che tu mi chiedi...
Ogni giorno mille frammenti di vita da donare,
in mille possibili gesti d'amore,
che più non si vedono tanto sono abituali,
e più non si notano tanto sono banali,
ma di cui tu mi dici di aver bisogno per mettere insieme un'offerta
e perché un giorno io possa dire in verità:
Ai miei fratelli io ho donato tutta la mia vita.
E ciò che desideri, Signore, ma non ne sono non posso farlo, lo so, ed ho paura.
Figliolo, io non ti chiedo di riuscire sempre, ma di provarci sempre.
E soprattutto ascoltami, ti chiedo di accettare i tuoi limiti,
di riconoscere la tua povertà e di farmene dono,
perché donare la propria vita non vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze,
ma anche la propria povertà, i propri peccati.
Fa' questo, figliolo, e con i pezzi di vita sciupata,
da te sottratti a tutti coloro che aspettano,
colmerò i vuoti, dandoti in cambio la durata,
perché nelle mie mani la tua povertà offerta,
diventerà ricchezza per l'eternità.
"La Magia delle donne è l'amore di Madre Natura. L'amore per il cielo, per il sole, per i boschi, per gli animali, per il vento, per la neve, per il mare e per tutte le manifestazioni naturali. Identificarsi completamente in questo amore voleva dire rendersi simili e forse identificarsi con Lei, con la Grande Madre fatta di gioia, di liberta', di fascino, di sensualita' e di bellezza... In fondo siamo tutte figlie della stessa Madre e la nostra anima luminosa è composta della stessa sostanza ovvero di amore, di gioia, di armonia, di bellezza. Quanto piu' ci si avvicina all'essenza della Grande Madre, dalla quale hanno origine tutte le manifestazioni di vita di questo mondo, quanto piu' l'individualita' del singolo perde importanza... la differenza tra te e chi segue la tua stessa via non è poi così assoluta."
"Tale tradizione avrebbe avuto il senso di permettere a quelle poche e fortunate donne, che ne fossero state degne, di raggiungere la Luna, ovvero l'archetipo femminile della Grande Dea, che è la madre amorosa ed eterna da cui tutto il cosmo è generato. E proprio a questa Dea si dovrebbe riferire l'espressione della vera femminilita', libera da condizionamenti, da vincoli, da sensi di colpa e da moralismi, quale forse fu la femminilita' delle donne di tempi talmente antichi che oggi se ne è perduto persino il ricordo. Una femminilita' il cui raggiungimento potrebbe significare l'aver ritrovato
in modo stabile il contatto con la parte piu' profonda di se stesse... una femminilita' arcaica, pura, amorosa e gioiosa, che forse si potrebbe ritrovare intendendo il messaggio di amore e liberta' che la natura incontaminata potrebbe ancora dare a chi ha sufficiente sensibilita' per intenderlo..." .
Ada d'Aries Tratto da: La voce dell'antica Madre - Ada d'Aries, Ed. della Terra di Mezzo
E' come se vedessi ciò in cui da qualche tempo avverto la forza e il nutrimento, il passaggio dalla forza dello sguardo a quella di un abbraccio
La Libertà di Regalare Abbbracci
Dopo il magnifico video girato a Sidney che sta facendo il giro della rete
eccone uno altrettanto bello girato a Milano con un magnifico sottofondo musicale
di Renato Zero.
....e quelli girati in tante altre città nel mondo....molto contagiosi!
Hai mai pensato cosa passa quando parli, quando respiri, quando urli, quando piangi, quando imponi, quando chiedi, quando aspetti, quando pretendi, quando abbracci,
quando.............
sei!
Quando sono...
Quando sono?
Nel cerchio,
fisico o immaginario (se il fisico non è possibile),
passa il tuo Centro
senza maschere
se in quel cerchio Sei
Se in quel cerchio ti metti in gioco per quel che Sei
Risposte a domande
forse non arrivano,
ma le hai fatte.
Quando arrivano,
arrivano da altri Sei (o sè)
testa, mente e viscere, pancia, istinto
trovano un unico e solo vero canale
il cuore
riconosciuto da ognuno, da tutti,
da uomini di diverse provenienze e origini
non solo etniche,
di pensiero,
di vissuti,
di ideali,
di fedi,
di fantasie,
di esperienze.
Io voglio credeci,
ho necessità di crederci.
Basta
domandarmi perchè non accade automaticamente,
Basta
domandarmi perchè pur così semplice non è
sempre,
automatico,
praticabile,
se il respiro è ciò che accomuna tutti,
perchè ce ne dimentichiamo?
Nel respiro
è la vita.
Nel cerchio
la forma attraverso cui la vita passa.
Come più semplice tutto questo se immaginato in un contesto fatto di cuori bimbi....
E noi adulti,
in nome di questo essere grandi, adulti,
quanto cuore mettiamo?
Quando?
Quanto
riusciamo a respirare e a "passare"
nel nostro respiro, nel nostro sguardo.
Ansie, problemi, bellezze, soluzioni.
Quando e come
riusciamo a far passare attraverso il nostro cuore
Come far passare che si può vivere senza pesantezza anche là dove le condizioni autorizzerebbero a farlo...
Come riuscire a far diventare proprio un modus vivendi lieve, allegro, armonioso, fluido anche là dove non sembra esserci nulla che sostenga questo modo...
Come può cambiare lo sguardo verso la vita chi continua a indossare occhiali spessi e appannati...
Come è a volte pesante vivere con lo stesso obiettivo ma seguendo strade diverse, assumendo atteggiamenti diversi, in forte opposizione tra loro...
Quando mi scontro con chi privilegia il dovere, la sopportazione del dolore, del disagio in nome di...di che? di chi?...e non riesco ad alleviarla...
Quando in nome di quello stesso "che" o "chi" so che si può stare meglio,so che si può "sopportare" meglio, so che si può serenamente e assurdamente anche sorridere di fronte alla tristezza...
Quando di fronte a orecchie sorde, a muri alzati batti la testa e a farti male sei solo tu...
"Quando" e "come" tutto questo accade,
a volte ti arrendi,
stai in un respiro più faticoso,
pensi e scrivi queste cose solo per te, nell'amarezza di non essere stata in grado di far vedere all'altro la belleza di avere altre possibilità di vita, altre modalità per star meglio,
cerchi con calma, con rabbia cosa ancora non hai provato a fare a dire;
oppure ti siedi e provi a stare con tutto questo dentro, a respirarlo, a godere del sole
sperando che tutto il sole che è entrato nella tua pelle possa bastare per continuare ad essere ciò che sei, una continua pulsazione tra il centro di me , il rispetto di me, e l'apertura , il rispetto per l'altro e la sua essenza, così com'è.